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Sanitas Farmaceutici

L’inizio del nido o della scuola dell’infanzia porta con sé tante novità: nuovi ambienti, nuovi orari, pasti fuori casa, persone diverse e nuove routine. In alcuni bambini, questi cambiamenti possono riflettersi anche sulla regolarità intestinale, favorendo la comparsa o il peggioramento della stitichezza.

Uno dei fattori che può contribuire alla stitichezza nei bambini è il cambio della routine quotidiana. Il bambino può iniziare a rimandare il momento di andare in bagno, trattenere volontariamente le feci o modificare i propri ritmi intestinali.

Il cambio di abitudini può causare stitichezza nei bambini

La regolarità intestinale è influenzata anche dalle abitudini quotidiane. Per questo, un cambiamento importante nella routine può modificare temporaneamente il ritmo delle evacuazioni.

L’ingresso al nido o alla scuola materna, per esempio, può comportare:
– orari diversi rispetto a quelli abituali;
– pasti e merende consumati in momenti differenti;
– cambiamenti nell’alimentazione e nell’assunzione di liquidi;
– utilizzo di un bagno diverso da quello di casa;
– minore privacy;
– difficoltà a comunicare agli adulti il bisogno di andare in bagno;
– maggiore coinvolgimento nel gioco e nelle attività;
– un periodo di adattamento emotivo al nuovo ambiente.

Tutto questo non significa che andare al nido o all’asilo provochi necessariamente stitichezza. Piuttosto, il cambiamento della routine può rappresentare uno dei fattori che favoriscono la comparsa del problema nei bambini predisposti. Infatti, nella maggior parte dei casi la stitichezza pediatrica è di tipo funzionale, cioè non è causata da una specifica patologia organica. È comunque importante non attribuire automaticamente ogni difficoltà intestinale al semplice cambiamento delle abitudini.

Perché alcuni bambini trattengono al nido o all’asilo?

Un bambino può sentire lo stimolo ma decidere, più o meno consapevolmente, di non assecondarlo.Può accadere perché non vuole interrompere un gioco, perché non si sente ancora a proprio agio a utilizzare il bagno della scuola oppure perché sta imparando a gestire autonomamente lo stimolo.

Quando il bambino trattiene ripetutamente le feci, queste rimangono più a lungo nell’intestino e possono diventare progressivamente più dure e difficili da espellere.

Può così instaurarsi un circolo vizioso: evacuare diventa difficile o doloroso, il bambino teme che il dolore si ripeta e tende a trattenere ancora di più

Nido e spannolinamento: quando più cambiamenti avvengono insieme

L’ingresso al nido o alla scuola dell’infanzia può coincidere con un’altra fase delicata: il passaggio dal pannolino al vasino o al WC. L’acquisizione del controllo degli sfinteri è una tappa importante dello sviluppo e ogni bambino raggiunge questa autonomia con tempi differenti.

Quando allo spannolinamento si aggiungono contemporaneamente nuovi orari, nuovi ambienti e nuove figure di riferimento, il bambino deve adattarsi a numerosi cambiamenti. In questa fase è quindi particolarmente importante evitare pressioni eccessive sull’evacuazione e rispettare, per quanto possibile, i suoi tempi.

Ecco come capire se il bambino sta trattenendo le feci

Non sempre il bambino dice apertamente di avere bisogno di andare in bagno. Alcuni comportamenti possono però suggerire che stia cercando di rimandare l’evacuazione. Potrebbe, ad esempio, irrigidire le gambe, stringere i glutei, assumere posizioni particolari, nascondersi, diventare improvvisamente irrequieto.

Questi comportamenti possono essere erroneamente interpretati come uno sforzo per evacuare, mentre in alcuni casi rappresentano proprio il tentativo di trattenere le feci.

Cosa possono fare i genitori quando cambia la routine

Durante l’inserimento al nido o all’asilo è utile osservare eventuali cambiamenti nelle abitudini intestinali del bambino, senza però trasformare il momento dell’evacuazione in una fonte di pressione.

Può essere utile, per alleviare la stitichezza nei bambini nel cambio di routine:

-mantenere, quando possibile, una certa regolarità negli orari;
-lasciare al bambino il tempo necessario per andare in bagno;
-invitarlo a non ignorare o rimandare lo stimolo;
-garantire un'adeguata assunzione di liquidi;
-proporre un'alimentazione equilibrata con un apporto adeguato di fibre;
-favorire il movimento e l'attività fisica;
-confrontarsi con educatori e insegnanti se il bambino evita sistematicamente il bagno fuori casa;
-rendere il momento dell'evacuazione sereno, evitando rimproveri o pressioni.

Quando è opportuno parlarne con il pediatra

Se la difficoltà a evacuare persiste, si ripete frequentemente o provoca dolore e disagio, è opportuno parlarne con il pediatra. Il confronto con il medico è particolarmente importante in presenza di sintomi associati o segnali che richiedano un approfondimento, come sangue nelle feci non chiaramente riconducibile a una piccola fissurazione, vomito, importante distensione addominale, scarso accrescimento o altri sintomi che preoccupano i genitori. Il pediatra potrà valutare la situazione del singolo bambino e indicare, quando necessario, le strategie più appropriate.

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